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Luisa Caddeo scrive a Giuliano Ferrara

29 Marzo 2008

 

P R E M E S S A

 

 

 

Pubblichiamo, di seguito, la lettera con la quale Luisa Caddeo chiede  a Giuliano Ferrara, promotore della cosiddetta "moratoria sull’aborto",  quale sia il suo pensiero in relazione a chi, decidendo di dare la vita a dei bambini con devastanti handicap permanenti, venga poi abbandonato in una gabbia di solitudine  ed indifferenza talmente devastanti, tanto  da farla sentire in colpa per aver dato ai due suoi due  bambini una vita che non si può definire tale.

 

Vi chiediamo di stare vicini a questa madre e dimostrarle solidarietà facendo "girare" il più possibile la sua lettera.

 

"Caro Dott. Ferrara,
ultimamente Lei sta promuovendo una forte campagna a favore della vita tramite la rivisitazione della legge 194.
Mi sembra di capire che, sostanzialmente, lei afferma fortemente il principio secondo il quale una donna dovrebbe essere fondamentalmente propensa a generare  vita piuttosto che a donare morte.
Ebbene, io sono una di quelle che, fra le due opportunità, ha optato per la prima.
Tenterò di illustrale, brevemente, la mia situazione: " Sono Madre di due bambini, Sara e Roberto, rispettivamente di 14 e 11 anni .I due bambini sono portatori, sin dalla nascita,  di handicap grave(OLIGOFRENIA, LEUCOENCEFALOPATIA E IPOTONIA) , giudicati invalidi al 100%, io e  mio marito Carlo,  percepiamo  un totale di 8oo euro al mese quale indennità d’accompagnamento. Inoltre, in virtù di quanto previsto dalla legge 162/1998, vengono erogati pseudoservizi d’assistenza quali: accompagnamento dei bambini da casa a scuola e viceversa; supporto terapeutico psicologico (musicoterapia) e ausilio educativo mediante educatrice che permane nel nostro domicilio  2 ore al giorno.  Cosa dice questa legge????? In sintesi il legislatore ha voluto affermare un sacrosanto principio che si riassume così: " 1- ter)……… a disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi d’aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia".
L’esclamazione mi pare d’obbligo: "ALLA FACCIA DELLA GARANZIA DI UNA VITA INDIPENDENTE!!!!!!!". Se con gli interventi attualmente adottati a favore di Roberto e Sara si ritiene di assicurare il diritto summenzionato, la pretesa mi sembra, francamente, un po’ "eccessiva, per non dire demenziale". Inoltre, io non posso, ovviamente, lavorare dovendomi occupare dei bambini; mio marito è disoccupato da anni e, nonostante le ripetute richieste tese a richiamare l’attenzione della nostra amministrazione locale affinché, in virtù della  drammatica situazione, possano essere adottati provvedimenti d’eccezione per assicurare una qualsiasi attività lavorativa a mio marito Carlo,e quindi assicurare ai nostri due infelici figli perlomeno una adeguata alimentazione (sto parlando di ALIMENTAZIONE, non di sfumature voluttuarie)  tutto tace, nel più assoluto immobilismo.
Caro Ferrara, le confesso, pur se con molta tristezza, che se dovessi tornare indietro, sarei una di quelle donne che avrebbe il buon senso di NON donare ai propri figli una vita fatta di stenti e sofferenze, di indigenze assolute, di abbandono da parte di una società che si professa democratica ed attenta al sociale e che, invece, con indifferenza ripone nel dimenticatoio le tragedie che colpiscono le persone più deboli.  Le confido anche che, spesso, mi sembra di intravedere nello sguardo dei miei due bambini (ovviamente loro  non sono in grado di articolare le parole e di formulare logici pensieri)  una sorta di rimprovero per avergli donato una "non vita".
Ora, quel che le chiedo è: una volta tanto, invece di portare alla ribalta i casi di donne che decidono di abortire per paura di non poter assicurare ai propri figli una vita degna di potersi definire tale,  parli della paura di una madre che, a causa del totale stato di abbandono in cui sono stati relegati i suoi figli , vive nell’angoscia di cosa il futuro potrà riservare a questi due bambini, convive col senso di colpa di avergli imposto una vita d’inferno e solitudine, in un paese dove  ci si preoccupa  del "modello" ma non ci si prende cura delle specificità sociali che incidono fortemente sulla sua applicazione pratica, dove le tristi problematiche di questi "figli di un Dio minore" vengono appositamente sminuite sino al punto di renderle invisibili proprio perché è comodo ed edificante parlarne ma, ahimè, forse troppo impegnativo e poco remunerativo risolverli.
Mi dimostri Dott. Ferrara che il suo è un forte e sentito convincimento e non l’ennesima messa in scena "Italianota" utile solo a dare visibilità al suo promotore.
Perché Lei possa meglio  rendersi conto di cosa stiamo realmente parlando, le allego due fotografie dei miei bambini, che danno il senso del loro effettivo stato di salute.

Luisa Caddeo
Piazza della Repubblica, 18
09010 Vallermosa  (CA)
Tel. 349 2534234

 

 

 

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